Per un pugno di dollari.
aprile 29, 2011 · 0 Comments
Andrei Kirilenko, Dirk Nowitzki, Brandon Jennings e Trevor Ariza sono stati i primi che, intervistati sull’argomento, si sono detti disponibili a giocare in Europa il prossimo anno.
No, il mondo non sta impazzendo o sta girando all’incontrario, sono semplicemente i primi effetti di una una parolina che in America conoscono bene e che porta milioni e milioni di sportivi in depressione… il lockout.
Semplicemente la Nba il prossimo anno potrebbe scioperare.
Non immaginate però Lebron in piazza con megafono e cartello o Bryant incatenarsi davanti a qualche ministero o Parker occupare l’ AT&T Center. No, nulla di tutto questo. A loro basta dire “non giochiamo” e tutto il carrozzone si ferma.
Vero, sembra una bestemmia accostare lotte sindacali a mega miliardari ma è proprio così. E questa volta non si scherza.
A far tremare tutti gli appassionati e a far aumentare i battiti cardiaci di David Stern, Commissioner della NBA, ci ha pensato Billy Hunter, direttore esecutivo della Nbpa, associazione che cura gli interessi dei giocatori NBA, che ha parlato di lockout sicuro al 99%.
E questa potrebbe essere la quarta serrata nella storia dell’ Nba, la seconda davvero importante dopo quella del 1998-99, che ridusse la stagione a 50 partite per ogni franchigia.
Prima del 1998 vi sono state due serrate, nel 1995 e nel 1996, e tuttavia, in entrambe le occasioni, giocatori e proprietari raggiunsero un accordo prima dell’inizio della stagione. Infatti, prima del 1998, la NBA è stato l’unico sport Major League negli Stati Uniti che non aveva mai perso una partita a causa di uno sciopero.
I problemi sono legati al rinnovo del contratto collettivo in scadenza il 30 giugno: i proprietari vorrebbero tagliare gli ingaggi di 700-800 milioni di dollari e un salary cap più rigido, adducendo come motivazione la diminuzione degli introiti a causa della crisi economica. La Nbpa ribatte con i successi dell’attuale sistema, forti dei ricavi record, dell’aumento dei biglietti venduti e degli indici d’ascolto TV.
Dollari, sempre e solo dollari.
“Se non mi dai quanto chiedo incrocio le braccia e ciao”. Potremmo sintetizzare così quanto sta accadendo.
Ora provate a immaginarvi tutti quei palazzetti vuoti, e nessuno pensa agli uomini degli hot dog o agli uomini mascotte che si sentiranno inutili?
È questo quello che mi preoccupa davvero.
I giocatori, se vorranno, giocheranno in Europa, praticamente in vacanze pagate, e gli europei staranno un po’ più vicino alle loro famiglie: magari la madre di Dirk ogni mattina preparerà al figlio colazione e borsone e la sera gli rimboccherà le chilometriche coperte.
Magari Andrei passerà più tempo con i suoi fratelli…e tutti ci sentiremo più buoni, come in un Natale anticipato.
Potremmo chiamarla “Operazione famiglia”, sempre meglio di “Cercate di non perdere la faccia”.
Stefano Biasi
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By stefano












