Il futuro dei Knicks

giugno 27, 2011   ·   0 Comments

Dopo esserci lasciati alle spalle anche l’ultimo evento della stagione (per certi versi il primo di quella nuova), ossia il draft 2011, in attesa di capire che ne sarà del prossimo campionato (il lock-out è a poche ore dall’essere ufficiale), è giunto il momento di fare il punto sulle varie franchigie NBA, analizzando il campionato disputato quest’anno e ipotizzando quali potrebbero essere le scelte future. Partiamo, non a caso, da New York, una grande piazza che vuole tornare grande anche sul parquet e che si è resa protagonista della trade dell’anno, quella che ha portato Melo nella Grande Mela.


I Knicks non riescono proprio mai a stare tranquilli, nemmeno nell’anno della svolta. La stagione appena trascorsa è stata quella che ha fatto cambiare la tendenza perdente della squadra della Grande Mela, portandola finalmente ai playoffs. Tutto era iniziato con la passerella al Forum di Assago, la sfida all’Armani Jeans con protagonista assoluto Danilo Gallinari.

D'Antoni e Gallinari

Proprio lui, insieme con i talentuosi Felton e Chandler, è stato poi sacrificato a febbraio per arrivare a Anthony (e Billups). In pratica si è azzerato o quasi il lavoro che D’Antoni e il suo staff avevano fatto fino al giorno della trade. Prima era una squadra giovane, futuribile, con tanto talento e che correva molto, una squadra alla D’Antoni insomma. Poi è diventata la squadra dei Big Three Stoudemire, Anthony, Billups (non scomodiamo paragoni con altri terzetti celebri), compagine lenta, che al contropiede predilige la palla ferma e gli uno contro uno. Povero D’Antoni, aveva faticato tanto per arrivare ad allestire un team competitivo a sua immagine e somiglianza e ora gli tocca ricominciare il lavoro da capo, ma senza gli interpreti giusti. I Knicks alla fine i playoffs li hanno comunque raggiunti, chiudendo (a fatica) con un record di 42 vinte e 40 perse e guadagnando la sesta piazza ad Est. Poi come è andata la serie con Boston è cosa nota, un 4-0 perentorio e tanti saluti e arrivederci all’anno prossimo.

I Big Three di NY: Anthony, Stoudemire e Billups

L’idea, che sento personalmente di condividere, è che per vincere ci vogliono le stelle, i giocatori decisivi. Più ne hai e meglio è. Fare un’impresa alla Pistons del 2004 è cosa assai rara! In questo senso Miami docet. È vero, non ha vinto, ma è arrivata a 2 partite dall’anello puntando in pratica esclusivamente sul talento dei singoli. Dallas ha vinto perché ha Nowitzki, ma anche Terry e Kidd e un supporting cast di livello. I Knicks, prima della trade avevano tanti buoni giocatori, ma francamente nessun potenziale Terry o Kidd, e lo stesso Stat non è Wunder Dirk.

Stoudemire e Melo sono la base su sui costruire. Per prima cosa è fondamentale capire come integrarli e farli rendere al meglio senza pestarsi i piedi. Bisognerà vedere se mister Mike sarà disposto a modificare il suo stile di gioco o no, ammesso che rimanga lui in panchina. Fossi nei Knicks penserei a un nuovo head coach, sarebbe la soluzione migliore per entrambe le parti in gioco. Lo stesso D’Antoni, dopotutto, non è certo che sia disposto a rimanere.

Spike Lee con la casacca di Landry Fields

Billups sarà anche l’anno prossimo il play titolare, prima di cedere il posto, così sperano a NY, a Chris Paul, free agent nel 2012. Nell’attesa c’è da rimpolpare un po’ il reparto lunghi: Turiaf ha rinnovato, ma bisogna trovare sul mercato un centro “vero”, per garantire ad Amar’e di giocare da 4. Nello spot di guardia ovviamente confermato l’idolo di Spike Lee, Landry Fields, autore di un’annata da rookie al di sopra delle attese. Alle sue spalle ci sarà Iman Shumpert, guardia da Georgia Tech, prima scelta dei Knicks al draft di quest’anno. Insomma New York è un cantiere sempre aperto e solo il tempo ci dirà se la trade di febbraio farà dei Knicks una superpotenza dell’Est o la riporterà nell’oblio degli anni scorsi, se Melo li porterà a giocarsi il titolo o se verranno rimpianti Gallinari e Chandler.

“Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani” diceva il marchese d’Azeglio 150 anni fa. “Prese le stelle, bisogna fare una squadra” è il motto che dovrebbe animare il lavoro del general manager Donnie Walsh quest’estate.

Federico Arzani

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