The Bad Boys

novembre 8, 2011   ·   0 Comments

Ci fu una squadra che, grazie al suo gioco duro e a volte scorretto, si meritò il soprannome di Bad Boys. Isiah Thomas, leader, capitano e giocatore più talentuoso, fu vittima di ostracismo da parte dei membri del Dream Team ’92 e per questo non partecipò all’Olimpiade di Barcellona con Jordan, Bird, Johnson e compagni. Bill Laimbeer si vide dedicare un pezzo dai Beastie Boys intitolato Tough Guy (ragazzo duro). Questa squadra vinse due titoli di seguito, nel 1989 e nel 1990. Questi erano i Detroit Pistons degli anni compresi tra il 1982 e il 1993, appunto i Bad Boys guidati da Chuck Daly. Lo zoccolo duro dei Pistons di quegli anni era formato da Isiah Thomas, John Dumars, Denis Rodman. Bill Laimbeer e, dal 1985 al 1989 Rick Mahorn.

Odiati da tutto il panorama cestistico americano e adorati dai propri tifosi, i Pistons basavano il loro gioco, oltre che sulle indubbie qualità tecniche dei singoli, sull’intensità, la quale a volte si trasformava in cattiveria e non di rado sfociava in risse (nel 1990 contro i Sixers raggiunsero la cifra record di 162.500 $ di multa totale tra i giocatori delle due squadre). Grazie al loro spirito di squadra e all’etica del sacrificio introdotta da coach Daly, i Bad Boys diventarono una vera e propria filosofia cestistica. Duri nei contatti come nei rimbalzi, i Detroit Pistons possono “vantare” un numero di squalifiche totali mai visto nella storia del gioco. Emblematico a riguardo è il titolo di un videogioco della piattaforma Super Nintendo uscito nel 1991: Bill Laimbeer’s Combat Basketball. In ogni caso quella tanto vituperata squadra contribuì a cambiare il modo di giocare a basket, costringendo gli avversari ad adeguarsi alla loro potenza fisica e soprattutto a sopportare le loro provocazioni, il famoso trash talking. Chi giocava con i Pistons sapeva che andava incontro non ad una squadra di pallacanestro, ma ad un manipolo di gladiatori. L’aura di cattiveria che fu creata attorno ai Pistons fu decisiva nel far sentire gli avversari non tanto inferiori, quanto intimiditi. A detta di molti giornalisti dell’epoca era proprio il fattore “intimidazione” ad essere una delle armi vincenti della squadra all’interno della lega. C’era lo showtime dei Lakers, il basket limpido ed efficace dei Celtics… poi c’erano i Detroit Pistons.

 

INIZI, SUCCESSO E DECLINO

Con il draft del 1986, Detroit acquisì John Salley e Dennis Rodman, rinforzando il suo stile di gioco fisico e difensivo, che fece guadagnare loro il famoso soprannome. Nei playoff della stagione 86-87 raggiunsero le finali di Conference contro i campioni in campioni in carica dei Boston Celtics. Dopo una serie combattuta (e in questo caso non è un modo di dire) i Pistons caddero solo in gara 7.

I playoff del 1988 videro però la vendetta dei Pistons nei confronti dei Celtics, lasciando libero il passaggio per l’accesso in finale contro i Lakers di Magic, Abdul Jabbar e Worthy. La serie fu serratissima, tanto che i Bad Boys si portarono sul 3-2 ma sprecarono il vantaggio in gara 6, nonostante la leggendaria partita di Thomas: 25 punti messi a segno pur essendosi procurato una seria distorsione alla caviglia. Gara 7 celebrò il trionfo di L.A. e la delusione di Detroit, che per due anni consecutivi si era vista eliminare dalle due regine degli anni ottanta. Regno che sarebbe durato ancora per poco. All’inizio della stagione 88-89 i Pistons acquistarono Mark Aguirre, scorer naturale ma molto criticato dai tifosi perché troppo debole rispetto al gioco dei Bad Boys. In risposta la squadra totalizzò 63 vittorie in regular season e ritrovò i Lakers nelle finali. Questa volta i Pistons vinsero in maniera schiacciante contro gli ormai vecchi Magic e Kareem. 4-0 fu il risultato finale che consegnò a Detroit il suo primo campionato NBA della storia, con Dumars che vinse il premio di MVP delle finali. Nel 89-90 i Pistons riuscirono a difendere il titolo battendo in finale Portland 4-1, diventando la prima squadra della storia delle finali a vincere tutte e tre le gare fuori casa.

Da campioni in carica, nel 1991 trovarono in finale di Eastern Conference i Chicago Bulls di Jordan, con i quali negli anni precedenti si era instaurata una sentita rivalità. I Pistons persero la serie 4-0 e rifiutarono di stringere la mano ai Bulls, uscendo dal campo senza degnarli di uno sguardo. Dopo questa sconfitta, la franchigia entrò in un periodo di transizione. Il ritiro di giocatori importanti, Laimbeer nel ’93 e Thomas nel ’94, lo scambio di altri, come Edwards e Rodman, e la fine del rapporto con coach Chuck Daly fecero si che i Pistons finissero la stagione 1993-94 con un record di 20-62.

Anni dopo i Pistons ritirarono i numeri di Thomas, Laimbeer, Rodman, Dumars, Vinnie Johnson e di coach Daly (fu ritirato il numero 2, in onore dei campionati vinti).

I Detroit Pistons saranno ricordati sempre come la squadra più intensa della storia dell’NBA, che ha scaldato i cuori dei tifosi della Detroit operaia, che si è vista rappresentata da una squadra che metteva sempre in campo dedizione, sofferenza, spirito di sacrificio ed etica del lavoro. Almeno così la vedono a Detroit!

 

 

DICONO DI LORO

Rick Mahorn:” Non sono Dr. J o Micheal Jordan, che sanno decollare verso il canestro. Devo solo saper usare i miei strumenti per fare il mio lavoro”

Charles Barkley:” La miglior difesa che abbia mai visto in un campo di basket era quella dei Bulls di Jordan. Qualcuno obietta dicendo che la miglior difesa era quella dei Bad Boys. Io rispondo che una squadra che ti picchia tutto il tempo da quando entri in campo non fa una grande difesa!”. Johnny Most (commentatore storico dei Celtics):”Non vorrei mai essere come loro. Nemmeno per tutti i soldi del mondo!”

Micheal Jordan.”Ogni partita che giocavamo contro Detroit, per noi era una guerra.”

 

 

Youtube: Bad Boys fights & highlights

http://www.youtube.com/watch?v=fGmu_9PBj90

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