ATLANTIC DIVISION

dicembre 19, 2011   ·   0 Comments

BOSTON CELTICS

Noi non siamo gli Heat. Non vogliamo nemmeno assomigliare agli Heat” parola di Kevin Garnett, per la serie “Dove eravamo rimasti?”. Riavvolgiamo il nastro dei ricordi, l’ultimo prima dell’era lockout è datato 11 maggio 2011, e diciamocela tutta, non è affatto un buon ricordo. La sconfitta in Gara-5 delle scorse semifinali di Conference, patita contro i favoritissimi Heat, ha rappresentato un punto di rottura nella storia della franchigia. Molti critici hanno dato la colpa all’assenza di un centro capace di fare la differenza sotto canestro, alcuni hanno parlato di squadra stanca, demotivata e vecchia, altri ancora hanno semplicemente sottolineato lo strapotere dei Big Three. Con la fine del lockout i Celtics provano a voltare pagina cercando di sopperire alle varie assenze nel roster. Tanto per cominciare, stando alle parole di Coach Doc Rivers, KG giocherà moltissime partite da centro, cercando di portare muscoli e centimetri all’area pitturata. In assenza di un centro puro e con gli altri ruoli coperti, le attenzioni del General Manager Danny Ainge si sono rivolte alla ricerca di un lungo. La scelta è ricaduta su Brandon Bass ala grande ex-Orlando reduce da una buona stagione in Florida con 11.2 punti di media, avuto grazie ad una trade che ha portato ai Magic Glen “Big Baby” Davis. Oltre a Davis, il mercato in uscita da Boston ha interessato anche Delonte West ceduto a Dallas e prontamente sostituito dall’arrivo dell’ex-Bucks Keyon Dooling. In aggiunta al rinnovo di Sasha Pavlovic, alla casella “centro”, Boston inserisce l’esperto Chris Wilcox che viene da una stagione a Detroit con 17.5 minuti di media a partita. Discorso a parte meritano i rookie, con Boston che si assicura due giocatori da Perdue: JaJuan Johnson, assicurato alla 27esima scelta del primo round, è un’ala grande molto promettente, inserita nel suo anno da senior nella Big Ten Player of the Year, mentre E’Twaun Moore è una nostra conoscenza dato che dopo la scelta al secondo turno dello scorso Draft, a causa del lockout, ha firmato un contratto (con clausola NBA Escape) con la Benetton Treviso. Come conclusione ad un non esaltante mercato arriva la tegola Jeff Green, è stato riscontrato al giocatore un problema all’aorta che lo costringerà ad una delicata operazione al cuore e al riposo forzato per l’intera durata della stagione. I Celtics si ripresentano ai nastri di partenza senza grosse novità, difficile immaginare Rajon Rondo e soci alzare il Larry O’Brien Trophy il prossimo Giugno 2011. Un anno di transizione aspetta i “Lepricani di Beantown”, o forse no, d’altronde sono i Celtics e la storia alle volte gioca da sola. Sembra già di sentirlo Kevin Garnett con la sua aria fiera e strafottente: “Hey I’m a Celtic”.

 

NEW YORK KNICKS

Mai come in questi mesi la New York sportiva è un cantiere aperto. Dopo l’arrivo nello scorso febbraio del beniamino di casa Carmelo Anthony e la partenza di buoni giocatori quali Raymond Felton, Wilson Chandler e del nostro Danilo Gallinari, l’intesa tra i giocatori non sembrava solidissima, ne fanno fede la mancanza di affinità tra Melo ed Amar’e Stoudemire e la scarsa attitudine al contropiede dei nuovi arrivati. Nulla ha potuto Coach Mike D’Antoni, troppo breve il tempo a disposizione per modificare le carte in tavola; il 4-0 subito al primo turno degli scorsi Playoff è più che una risposta arrivata fermo posta dalla vicina Boston. Dopo attente analisi le colpe sono ricadute sull’assenza di un centro degno di questo nome e sulla difficoltà di Billups ad adattarsi allo stile di gioco di D’Antoni. Morale della favola: playmaker e centro nuovi di zecca, o quasi. La risposta della dirigenza è arrivata velocissima Billups a Los Angeles, sponda Clippers, e Turiaf nella capitale a fare la riserva del giovane JaVale McGee. I sostituti, se non di primo pelo, sono nel complesso certamente migliori: Mike Bibby che dopo la brevissima parentesi a South Beach, fa una scelta di cuore, accettando il trasferimento ai Knicks, squadra in cui suo padre Henry ha militato per tre anni; Baron Davis ha accettato un contratto dai Knicks nelle ultime ore, lasciando la cabina di regia di Cleveland nelle ottime mani della prima scelta assoluta Kyrie Irving; a sostituire sotto le plance il francese scuola Gonzaga, arriva il centro Campione del Mondo in carica Tyson Chandler. Questi due nuovi innesti vanno ad aggiungersi a Landry Fields, Carmelo Anthony ed Amar’e Stoudemire, formando un quintetto che senza dubbio potrà dire la sua in prospettiva Playoff. Ottima è stata anche la selezione al Draft, al secondo turno con la scelta numero 45 New York seleziona Josh Harrellson, giovane centro da Kentucky molto abile nel gioco perimetrale, ma il vero colpo è stata la scelta al 17esimo assoluto di Iman Shumpert, giovane combo-guard da Georgia Tech che già sta dimostrando il proprio valore nella Pre-Season ancora in corso. L’obiettivo è uno solo, portare a New York un anello che manca alla Grande Mela da tanto, troppo tempo.

 

PHILADELPHIA 76ers

 Anno nuovo, proprietà nuova, stessi Sixers. Già, perché più che i giocatori, a tenere banco in questi    mesi è stato il cambio di proprietà della franchigia che è passata dalla Comcast-Specator ad un gruppo di New York che fa capo a Joshua Harris. Per il resto il futuro di Philly è legato a doppio filo alla squadra dell’anno scorso che tanto bene aveva fatto ai Playoff. La linea è sempre quella, squadra giovane che mano a mano dovrà acquisire un po’ di esperienza, ben gestita dal’esperto coach Doug Collins. A tal proposito il General Manager Rod Thorn ha immediatamente rifirmato i contratti di Thaddeus Young e di Spencer Hawes, pedine fondamentali nello scacchiere di Phialdelphia. Ad arricchire un buon roster arriva il rookie montenegrino, ma di scuola americana (USC), Nikola Vučević, centro promettente selezionato come 16esima scelta assoluta dell’ultimo Draft. Ma ciò che in questi giorni tiene banco in casa Sixers, e che tanto sta facendo preoccupare i tifosi della “Città dell’Amore Fraterno”, sono i malumori dell’ala argentina Andrés Nocioni e gli insistenti rumors che vogliono la stella Andre Iguodala in partenza per la California (sponda Lakers o Warriors). L’obiettivo dichiarato per Philadelphia è quello di riconfermare quanto di buono fatto nella scorsa stagione ritornando ai Playoff e, se possibile, superare lo scoglio “primo turno” sul quale si sono arenati sette mesi or sono; certo, Miami permettendo.   

 

NEW JERSEY NETS

Prendete una franchigia piccola con ambizioni di successo, datela ad un plurimiliardario russo e ad un noto rapper neyorkese, ed otterrete i New Jersey Nets, pardon, Brooklyn Nets dato che fra poco meno di 8 mesi la franchigia si sposterà nel borough più popoloso della Grande Mela. Come fare a rendere una squadra da 24 vittorie stagionali, la miglior squadra della East Conference? Semplice, deve aver pensato il buon Mikhail Prokhorov, compriamo il miglior play ed il miglior centro in circolazione. Che poi tra le fila dei Nets giochi tale Deron Williams da Parkersburg, West Virginia, non è proprio un particolare da poco. Sembrava che i Nets dovessero comprare chiunque, inserendosi in qualsiasi trattativa, da Chris Paul a Dwight Howard passando per Nenê; inutile ricordare che Paul è finito ai Clippers, Howard rimarrà fino a data da destinarsi in Florida e Nenê abbia rifirmato per i Nuggets. E pensare che il centro di Orlando era stato molto vicino a firmare per i Nets, se non fosse che l’appassionato ma inesperto magnate russo abbia incontrato Howard senza il permesso della dirigenza dei Magic: trattativa saltata, arrivederci e grazie. I tifosi del Gardan State si sono dovuti così accontentare dell’arrivo dei due Free Agent Shawne Williams, dalla vicina New York, e Ime Udoka, ala grande ex-Kings. Ma in realtà, il vero acquisto dei Nets è la riconferma di Deron Williams che, dopo la parentesi turca nelle fila del Beşiktaş, sembrava sul punto di lasciare Newark. Saranno capaci i Nets di cambiare il trand negativo che ha caratterizzato la franchigia negli ultimi anni?

 

TORONTO RAPTORS

Passiamo ora alla Cenerentola dell’Atlantic Division, i Toronto Raptors, squadra che negli ultimi anni è diventata famosa per i continui cambi di Coach e giocatori più o meno promettenti. Quest’anno l’unica squadra non-americana della lega si è presentata con un nuovo allenatore che, se non altro, dovrebbe ben gestire il più grande problema dei Raptors: la difesa. Stiamo parlando dell’assistant coach della squadra Campione in carica, Dwane Casey, un uomo che ha fatto della cura della difesa un mantra personale, oltre che uno stile di vita. Ad aiutare nell’impresa il nuovo Head Coach, ci pensa Bryan Colangelo, con la sua non proprio esaltante (per usare un eufemismo) campagna acquisti; i nomi più rappresentativi sono l’ex-Bulls Rasual Butler reduce da una parentesi-fantasma in Spagna nel Gran Canaria, Anthony Carter da New York, Gary Forbes da Denver ed il centro Jamaal Magloire da Miami. Altra notizia non proprio piacevole arriva dalla lontana Lituania, patria della quinta scelta assoluta Jonas Valančiūnas; l’uomo che avrebbe portato centimetri preziosissimi alla causa canadese, è costreto a rimanere a casa, nelle fila del Lietuvos Rytas che ha posto come condizione al trasferimento del giocatore un buy-out di 2.5 milioni di dollari. Affare rimandato ed arrivederci alla prossima stagione. Nonostante voci che vogliono un DeMar DeRozan cresciuto cestisticamente ed un Bargnani migliorato sul piano difensivo, è molto difficile che quest’anno la franchigia canadese possa fare meglio dell’anno scorso.

PASQUALE RUSSOLILLO

 

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